venerdì 8 maggio 2026

la Psicosessuologia

la Psicosessuologia





Dott. Guido Parente

Psicologo clinico

Psico-sessuologo in fieri


Mi sono avvicinato allo studio del Master Universitario di secondo livello in

Psicosessuologia per comprendere meglio questa disciplina interdisciplinare, che

analizza la sessualità umana nei suoi aspetti psicologici, emotivi, relazionali, biologici e

socio-culturali.

Questo percorso formativo mi ha permesso di approfondire il ruolo della sessualità

come componente fondamentale del benessere della persona, della qualità della vita e

delle relazioni affettive, offrendo una visione globale dell’individuo e delle sue esigenze

emotive e relazionali.

Questa disciplina,  nasce dall’integrazione tra psicologia, sessuologia clinica, medicina

e scienze sociali, con l’obiettivo di comprendere il rapporto che ogni persona sviluppa

con il proprio corpo, l’identità sessuale, l’affettività e la relazione con l’altro.


La sessualità rappresenta una dimensione fondamentale della vita umana e non riguarda

esclusivamente l’atto sessuale o la funzione riproduttiva, ma comprende emozioni,

desideri, valori, comunicazione, intimità e costruzione dell’identità personale.

Per questo motivo la psicosessuologia considera la persona nella sua globalità,

analizzando il modo in cui fattori psicologici e relazionali possano influenzare il vissuto

sessuale e affettivo.

Uno degli ambiti principali di interesse del terapeuta psicosessuologo riguarda le

difficoltà e le disfunzioni sessuali, come il calo del desiderio, la disfunzione erettile,

l’eiaculazione precoce, l’anorgasmia o il dolore che si potrebbe avere durante i rapporti

sessuali.

Tali problematiche possono avere origini biologiche, ma spesso sono strettamente

connesse a fattori emotivi, ansia, stress, esperienze traumatiche, conflitti relazionali o

alterazioni dell’immagine corporea.

La psicosessuologia assume inoltre un ruolo importante nel supporto alle persone che

affrontano eventi di vita particolarmente complessi, come malattie oncologiche,

interventi chirurgici o cambiamenti fisici significativi, in questi casi, le trasformazioni

corporee e le eventuali limitazioni funzionali possono influire profondamente

sull’autostima, sulla percezione di sé e sulla vita di coppia, rendendo necessario un

sostegno psicologico e relazionale mirato.

Un altro aspetto fondamentale della disciplina riguarda l’educazione sessuale e la

promozione del benessere psicofisico.

Attraverso percorsi informativi e terapeutici, la psicosessuologia contribuisce a favorire

una maggiore consapevolezza del proprio corpo, delle emozioni e delle relazioni,

promuovendo una sessualità vissuta in modo sano, consapevole e soddisfacente.

In conclusione, lo studio della psicosessuologia rappresenta un ambito pratico e di

intervento fondamentale per comprendere la complessità della sessualità umana,

valorizzando l’interazione tra mente, corpo e relazioni e riconoscendo la sessualità come

elemento essenziale della qualità della vita e del benessere della persona.


 


La psicosessuologia in ambito oncologico

 

Questa branca, si occupa dello studio e del supporto delle problematiche sessuali,

emotive e relazionali che possono insorgere nelle persone colpite da una malattia

tumorale.

Il cancro e i relativi trattamenti, infatti, non coinvolgono soltanto la salute fisica, ma

incidono profondamente anche sulla percezione di sé, sull’identità personale,

sull’immagine corporea e sulla vita affettiva e sessuale del paziente.

La diagnosi di tumore rappresenta spesso un evento traumatico che può generare paura,

ansia, depressione e sentimenti di incertezza riguardo al futuro, a questi aspetti

psicologici si aggiungono gli effetti delle terapie oncologiche, quali  chirurgia,

chemioterapia, radioterapia o terapie ormonali, che possono provocare modificazioni

corporee e funzionali importanti.

Cicatrici, perdita dei capelli, mastectomia, stomie, infertilità, menopausa precoce o

difficoltà erettili possono alterare profondamente la percezione della propria femminilità

o mascolinità e compromettere il benessere sessuale.

In ambito oncologico, inoltre, la psicosessuologia considera la sessualità come una

componente essenziale della qualità della vita, infatti le difficoltà sessuali che emergono

durante o dopo la malattia non riguardano esclusivamente il corpo, ma coinvolgono

anche aspetti emotivi, relazionali e comunicativi; molti pazienti possono sperimentare

calo del desiderio sessuale, difficoltà nell’intimità, paura del rifiuto, vergogna verso il

proprio corpo o timore di non essere più desiderabili.

Ma anche il partner può vivere un forte impatto emotivo, poiché la malattia modifica gli

equilibri della coppia e il modo di vivere la vicinanza fisica ed emotiva, per questo

motivo, il supporto psicosessuologico può essere rivolto non solo al paziente, ma anche

alla coppia, favorendo la comunicazione, l’elaborazione delle paure e il recupero

dell’intimità.

L’intervento psicosessuologico in oncologia ha quindi l’obiettivo di aiutare la persona

ad adattarsi ai cambiamenti imposti dalla malattia, sostenendo l’autostima, il benessere

psicologico e la qualità delle relazioni affettive e sessuali.


Attraverso percorsi di ascolto, gruppi, consulenza e supporto terapeutico, la

psicosessuologia contribuisce a promuovere una visione globale della cura, centrata non

solo sulla sopravvivenza, ma anche sulla qualità della vita e sul benessere emotivo della

persona.

 

La psicosessuologia e i giovani

 

I giovani rappresentano un ambito di grande importanza nello studio dello sviluppo

emotivo, relazionale e sessuale dell’individuo.

L’adolescenza e la prima età adulta, costituiscono infatti delle fasi della vita,

caratterizzate da profondi cambiamenti fisici, psicologici e sociali, durante i quali i

giovani costruiscono la propria identità personale e sessuale.

La psicosessuologia si occupa di comprendere il modo in cui adolescenti e giovani

adulti vivono la sessualità, l’affettività e le relazioni intime, considerando l’influenza di

fattori familiari, culturali, educativi e sociali.

In questa fase evolutiva, il corpo cambia rapidamente (barba nell’uomo, modifiche

sessuali nella donna, la voce, etc) e il/la giovane può sperimentare emozioni

contrastanti, insicurezze, curiosità e timori legati alla propria immagine corporea e alla

scoperta della sessualità.

A mio avviso, inoltre, il ruolo fondamentale della psicosessuologia è quello educativo e

preventivo, attraverso l’educazione sessuale e affettiva, essa promuove una maggiore

consapevolezza del proprio corpo, del consenso, delle emozioni e delle relazioni sane,

aiuta i giovani a sviluppare una sessualità responsabile e rispettosa, favorendo la

prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, delle gravidanze indesiderate e

dei comportamenti a rischio.

La psicosessuologia affronta anche problematiche frequentemente presenti in età

giovanile, come difficoltà relazionali, ansia legata alla prestazione sessuale, insicurezza

corporea, difficoltà nell’accettazione della propria identità sessuale o di genere,

dipendenza emotiva e influenze negative derivanti dai social media e dai modelli

culturali contemporanei.


I mezzi di comunicazione e i social network, infatti, possono contribuire alla

costruzione di aspettative irrealistiche riguardo al corpo, alla bellezza e alla sessualità,

influenzando l’autostima e il benessere psicologico dei giovani.

In presenza di malattie croniche o oncologiche in età adolescenziale e giovanile, la

psicosessuologia assume inoltre un ruolo particolarmente delicato, poiché il giovane

deve affrontare contemporaneamente la costruzione della propria identità e i

cambiamenti imposti dalla malattia e dai trattamenti, in questi casi, il supporto

psicosessuologico può aiutare a elaborare il vissuto corporeo, le paure e le difficoltà

relazionali, sostenendo il percorso di crescita personale.

In conclusione, la psicosessuologia nei giovani rappresenta uno strumento fondamentale

per promuovere il benessere emotivo, relazionale e sessuale, accompagnando

l’individuo nello sviluppo di una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie

relazioni, in un periodo della vita particolarmente delicato e significativo.

 

La psicosessuologia nella comunità LGBTQ+

 

La psicosessuologia nella comunità LGBTQ+ rappresenta un importante ambito di

studio e intervento volto alla comprensione delle dimensioni affettive, relazionali e

sessuali delle persone appartenenti alla comunità lesbica, gay, bisessuale, transgender,

queer e alle altre minoranze sessuali e di genere.

La psicosessuologia, in questo contesto, promuove una visione della sessualità basata

sul rispetto dell’identità personale, dell’autodeterminazione e del benessere psicologico,

contrastando stereotipi, discriminazioni e pregiudizi culturali.

L’identità sessuale e l’identità di genere costituiscono aspetti fondamentali dello

sviluppo della persona, comunque, molte persone LGBTQ+ possono trovarsi ad

affrontare difficoltà legate all’accettazione di sé, alla paura del giudizio sociale, alla

discriminazione o all’esclusione familiare e sociale, queste esperienze possono

influenzare profondamente l’autostima, il benessere emotivo e la qualità delle relazioni

affettive.

La psicosessuologia si occupa di offrire, inoltre,  sostegno psicologico e relazionale alle

persone LGBTQ+, aiutandole a vivere la propria identità e la propria sessualità in modo


consapevole e sereno. In particolare, essa favorisce percorsi di ascolto e supporto rivolti

a problematiche come ansia, disagio emotivo, difficoltà relazionali, vissuti di

stigmatizzazione o conflitti interiori legati all’orientamento sessuale o all’identità di

genere.

Un aspetto centrale riguarda il superamento del modello patologizzante che, in passato,

ha spesso caratterizzato l’approccio alla sessualità non eterosessuale o alle identità

transgender.

L'omosessualità è stata ufficialmente rimossa dal DSM (Manuale Diagnostico e

Statistico dei Disturbi Mentali) nel 1974 e definitivamente depennata da ogni

riferimento patologico nel 1987, con l'eliminazione dell'omosessualità egodistonica,

questa svolta, completata dall'OMS il 17 maggio 1990, sancisce che l'orientamento

omosessuale non è un disturbo mentale.

Oggi la psicosessuologia riconosce la varietà delle identità e degli orientamenti sessuali

come espressioni naturali della diversità umana, promuovendo un approccio inclusivo e

non giudicante.

Particolare attenzione viene inoltre rivolta agli adolescenti e ai giovani LGBTQ+, che

possono vivere con maggiore intensità il timore del rifiuto sociale, episodi di bullismo o

difficoltà nel processo di costruzione della propria identità,  il supporto del terapeuta

psicosessuologo può contribuire a rafforzare l’autostima, migliorare la qualità delle

relazioni e favorire il benessere psicologico.

Anche in ambito sanitario e oncologico, la psicosessuologia assume un ruolo importante

per le persone LGBTQ+, poiché l’esperienza della malattia può essere accompagnata da

ulteriori difficoltà legate al riconoscimento delle relazioni affettive, alla comunicazione

con il personale sanitario e al bisogno di un’assistenza realmente inclusiva.

In conclusione, la psicosessuologia applicata alla comunità LGBTQ+ si propone di

promuovere il benessere sessuale, affettivo e relazionale della persona, valorizzando la

diversità e sostenendo il diritto di ciascun individuo a vivere liberamente e serenamente

la propria identità e le proprie relazioni.

 


La psicosessuologia geriatrica

 

La psicosessuologia geriatrica  si occupa dello studio dei cambiamenti psicologici,

fisici, relazionali e sessuali che caratterizzano la sessualità nella terza età,

contrariamente a numerosi stereotipi culturali, la sessualità non scompare con

l’invecchiamento, ma anzi continua a rappresentare una componente importante del

benessere emotivo, dell’identità personale e della qualità della vita anche in età

avanzata.

Ovviamente con il passare degli anni, il corpo subisce trasformazioni fisiologiche che

possono influenzare la funzione sessuale.

Ø  Nella donna, la menopausa comporta variazioni ormonali che possono determinare

secchezza vaginale, diminuzione del desiderio o discomfort durante i rapporti sessuali.

 

Ø  Nell’uomo, invece, possono comparire cambiamenti legati all’erezione, alla risposta

sessuale e ai livelli ormonali.

 

Non sempre le modificazioni per l’invecchiamento biologico,  impediscono

necessariamente una vita affettiva e sessuale soddisfacente, e questo se all’interno della

coppia  sono presenti comunicazione, intimità e adattamento reciproco.

La psicosessuologia geriatrica, considera la sessualità dell’anziano in una prospettiva

globale, che include non solo l’aspetto fisico, ma anche quello emotivo e relazionale. In

questa fase della vita, infatti, la sessualità può assumere significati differenti rispetto

all’età giovanile, privilegiando spesso la vicinanza emotiva, il contatto affettivo, la

tenerezza e la condivisione.

Numerosi fattori possono influenzare il benessere sessuale nella terza età, tra cui

malattie croniche, terapie farmacologiche, interventi chirurgici, perdita del partner,

depressione, isolamento sociale o modificazioni dell’immagine corporea.

Chiaramente, anche le patologie oncologiche di cui si accennava prima, possono avere

un forte impatto sulla vita sessuale dell’anziano, poiché trattamenti e cambiamenti


corporei possono compromettere autostima, desiderio e percezione della propria identità

sessuale.

Un altro aspetto rilevante, riguarda degli stereotipi culturali e sociali che tendono a

considerare la sessualità come una dimensione esclusivamente legata alla giovinezza.

Tali pregiudizi possono portare l’anziano a vivere con vergogna o senso di colpa i propri

bisogni affettivi e sessuali, favorendo isolamento emotivo e rinuncia alla propria

intimità.

La psicosessuologia geriatrica, ha quindi l’obiettivo di promuovere una visione positiva

e realistica della sessualità nella terza età, sostenendo il diritto della persona anziana a

vivere relazioni affettive e intime in modo sereno e soddisfacente, tramite il supporto

psicologico, educativo e relazionale, questa disciplina contribuisce a migliorare la

qualità della vita, il benessere emotivo e la percezione di sé anche nelle fasi più

avanzate dell’esistenza.

In conclusione, la psicosessuologia rappresenta una disciplina ampia e multidisciplinare

che interviene in diversi contesti della vita dell’individuo, con l’obiettivo di favorire il

benessere emotivo, relazionale e sessuale della persona nella sua globalità.

 

Dott. Guido Parente

Psicologo Clinico, Psicosessuologo in fieri

La Psiconcologia

 La Psiconcologia


Dott. Guido Parente Psicologo Clinico

Psiconcologo in fieri



La psico-oncologia è una disciplina che si occupa degli aspetti

psicologici, emotivi, relazionali, sociali e comportamentali legati alla

malattia oncologica, nasce dall’incontro tra oncologia, psicologia,

psicoterapia, psichiatria, medicina, assistenza infermieristica e scienze

umane, con l’obiettivo di prendersi cura non solo della patologia

tumorale, ma anche della persona che la vive nella sua globalità. 1


E’ chiaro che, ricevere una diagnosi di cancro rappresenta spesso un

evento improvviso e destabilizzante, la malattia oncologica può

modificare profondamente il corpo, le abitudini quotidiane, i rapporti

familiari, la vita di coppia, la sessualità, il lavoro e la percezione di sé,

per questa motivazione il percorso oncologico non riguarda


esclusivamente le cure mediche, ma coinvolge anche la dimensione

emotiva, psicologica e sociale del paziente. 2


La psico-oncologia si propone di accompagnare la persona nelle

diverse fasi della malattia: dalla diagnosi ai trattamenti, dalla

remissione alla possibile recidiva, fino alle cure palliative quando la

malattia non è più guaribile.

Il compito del Psico-oncologo consiste nell’aiutare il paziente a

comprendere ciò che sta vivendo, a esprimere paure e bisogni, e a

trovare strategie per affrontare ansia, tristezza, rabbia, senso di perdita,

isolamento e incertezza rispetto al futuro. 3


Uno degli aspetti centrali della psico-oncologia è il riconoscimento

della sofferenza emotiva, spesso definita anche distress psicologico, il

distress in oncologia comprende un insieme di reazioni emotive,

psicologiche, sociali e spirituali che possono interferire con la capacità

della persona di affrontare la malattia, i trattamenti e le loro

conseguenze. 4

Molti pazienti, infatti, sentono di dover “essere forti” a tutti i costi,

evitando di parlare delle proprie fragilità per non fare preoccupare i

familiari o per non apparire deboli, a mio avviso, provare paura,

confusione o sconforto davanti a una diagnosi oncologica è una

reazione umana e comprensibile.


La malattia oncologica, infatti, non coinvolge solo il paziente, ma

l’intero sistema familiare, il terapeuta psiconcologo, interviene anche

nel sostegno ai familiari e ai caregiver..

Partner, figli, genitori e amici possono trovarsi impreparati davanti ai

cambiamenti fisici ed emotivi della persona malata, possono provare

paura, senso di impotenza, stanchezza, difficoltà comunicative o un

forte carico assistenziale.

Il supporto psico-oncologico aiuta anche loro a comprendere meglio la

situazione, a gestire il peso emotivo e a mantenere una relazione più

autentica e sostenitiva con il paziente. 5

Un altro ambito importante riguarda la comunicazione, parlare di

cancro non è mai semplice: il paziente può avere difficoltà a porre

domande, a esprimere dubbi o a comunicare i propri bisogni; e al

contempo, i familiari e gli operatori sanitari possono temere di dire o

fare qualcosa di sbagliato.

La psico-oncologia favorisce una comunicazione più chiara, rispettosa

e umana, aiutando la persona a sentirsi ascoltata e riconosciuta nella

propria esperienza di malattia. 6


La malattia oncologica può inoltre incidere profondamente

sull’immagine corporea, per esempio, interventi chirurgici,

chemioterapia, radioterapia, terapie ormonali o altri trattamenti

possono modificare il corpo in modo visibile o invisibile, la perdita

dei capelli, le cicatrici, le variazioni di peso, la stanchezza, le

alterazioni della pelle, della fertilità o della sessualità possono

cambiare il modo in cui la persona si percepisce.


La psico-oncologia aiuta a dare significato a questi cambiamenti,

sostenendo il paziente nel difficile processo di adattamento alla nuova

immagine di sé.

Particolare attenzione viene data anche alla qualità della vita, curare

una persona, non significa soltanto combattere la malattia, ma anche

preservare, per quanto possibile, il benessere psicologico, la dignità, le

relazioni, la progettualità e il senso della propria esistenza, le linee

guida sull’assistenza psicosociale in oncologia sottolineano infatti

l’importanza di integrare il supporto psicologico nei percorsi di cura,

affinché il paziente possa essere accompagnato in modo globale e non

ridotto alla sola dimensione biologica della malattia. 7

In conclusione, per me è stato davvero importante seguire questo

master universitario sulla psico-oncologia, perché riconosce che il

cancro non è solo una malattia del corpo, ma un’esperienza che

coinvolge tutta la persona, essa offre uno spazio di ascolto, sostegno e

accompagnamento, aiutando il paziente e la sua famiglia ad affrontare

il percorso oncologico con maggiore consapevolezza, risorse e

umanità. Integrare la psico-oncologia nei percorsi di cura significa

riconoscere che il benessere psicologico è parte integrante della salute

e della cura oncologica.

Guido Parente


Note di riferimento


Bibliografia essenziale


 AIOM, Linee guida: Assistenza psicosociale dei malati oncologici, 2023.

 SIPO, Società Italiana di Psico-Oncologia, documenti istituzionali e linee

guida.

 Holland, J.C., et al., Psycho-Oncology, in Holland-Frei Cancer Medicine.

 NCCN, Distress Management Guidelines, National Comprehensive Cancer

Network.

 Meyer, F., Mark, M.M., Psycho-Oncology: A Review for the General

Psychiatrist, 2009.

 Walker, L.G., et al., Behavioural oncology: psychosocial aspects of cancer,

1996.

1. La Società Italiana di Psico-Oncologia descrive la psico-oncologia come ambito

clinico, formativo, sociale e di ricerca che coinvolge psicologi, oncologi,

psichiatri e altri operatori sanitari impegnati nell’assistenza alle persone malate

di cancro e alle loro famiglie. ↩

2. Holland-Frei Cancer Medicine definisce la psico-oncologia come un’area che si

occupa delle dimensioni psicologiche, sociali e comportamentali del cancro,

includendo il trattamento del disagio emotivo dei pazienti e dei familiari. ↩

3. Meyer e Mark evidenziano che la psico-oncologia è una sottospecialità

multidisciplinare dell’oncologia interessata alle risposte emotive dei pazienti,

delle famiglie e degli operatori sanitari in tutte le fasi della malattia. ↩

4. Le linee guida NCCN sul Distress Management trattano l’identificazione e la

gestione dei problemi psicosociali nei pazienti oncologici. ↩

5. La SIPO sottolinea che la psico-oncologia riguarda l’assistenza non solo alle

persone malate di cancro, ma anche alle loro famiglie. ↩


6. Walker e colleghi evidenziano come diagnosi e trattamento del cancro siano

esperienze stressanti e come una buona relazione clinica, informazioni adeguate

e coinvolgimento del paziente nelle decisioni possano favorire l’adattamento alla

malattia. ↩

7. Le Linee Guida AIOM sull’assistenza psicosociale dei malati oncologici mirano

a migliorare e standardizzare la pratica clinica e a garantire un riferimento basato